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Geta (189-211)
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Publius Septimius Geta (189–211) Storia e Monetazione

Gli eventi del II secolo d.C. sono marcati dalla dinastia dei Severi, tra i quali spicca la figura di Publio Settimio Geta, figlio minore dell'imperatore Settimio Severo e fratello gemello politico del futuro Cesare Caracalla. Sebbene il suo regno abbia avuto una durata effettiva estremamente breve, non durando oltre pochi mesi nel 210 o 211 d.C., la sua storia offre uno spaccato significativo sulle dinamiche di potere all'interno della corte imperiale romana.

Dopo l'ascesa al trono del padre intorno agli anni '90 e il titolo di Cesare conferitogli nel 187, Geta iniziò a gestire le responsabilità amministrative dell'impero. La sua presenza fu storicamente rilevante principalmente durante la campagna in Britannia avviata dal genitore, dove venne mantenuto nelle retrovie per l'amministrazione locale mentre suo fratello maggiore combatteva sui campi di battaglia. Il governo congiunto terminò tragicamente nel 211 d.C., quando Settimio Severo morì a Eburacum e il potere passò interamente ai figli che tornarono a Roma per consolidare la pace interna prima della spietata rivalità fraterna culminata nell'assassinio del fratello minore da parte di Caracalla.

Rapporto con la monetazione

In termini numismatici, l'emissione monetae raffiguranti Publius Septimius Geta fu limitata strettamente alla fase iniziale della sua vita imperiale e successiva al 197 d.C., principalmente nel contesto del consolato paterno. Le sue effigie appaiono spesso associate a quelle di Settimio Severo o Caracalla per enfatizzare l'unione dinastica, nonostante le tensioni politiche crescenti che portarono alla sua eliminazione.

Dopo la morte violenta e la successiva damnatio memoriae ordinata dal fratello Caracalla nel 211 d.C., non furono prodotte monete postume o celebrative per Geta. Al contrario, l'ordine imperiale di cancellare ogni traccia della sua esistenza portò alla fusione delle lastre coniate a suo nome in molte officine imperiali e al raschiamento del suo ritratto da altri monumenti pubblici, rendendo la sopravvivenza dei reperti originali un evento raramente documentato.

I collezionisti apprezzano queste monete

Pur essendo meno comunemente viste rispetto ai conii di Caracalla o Antonini Pio, le tessere che portano l'effigie di Geta sono considerate estremamente preziose per il loro stato conservativo. La rarità è dovuta al fatto stesso della distruzione sistematica delle prove del suo regno: molti esemplari superstiti provengono da scavi archeologici o collezioni private dove le monete non furono smistati come si faceva con i sovrani nemici dello Stato.

I numismatisti e gli storici dell'arte studiano queste tessere per analizzare l'iconografia severiana, confrontando lo stile artistico del ritratto di Geta rispetto a quello della sua famiglia diretta. Queste opere offrono una finestra educativa non solo sul contesto economico imperiale ma anche sulle dinamiche politiche che condussero alla cancellazione della memoria storica. Per il collezionista intermedio, acquisire un esemplare significa possedere testimonianza autentica dei tentativi di manipolazione dell'immagine pubblica e del potere politico durante l'impero romano.

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