| Cosroe I | |
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| Cosroe I, Signore della Giustizia, Palazzo di Giustizia di Teheran | |
| Re di Persia | |
| In carica | 531–579 |
| Predecessore | Kavad I |
| Erede | Ormisda IV |
| Successore | Ormisda IV |
| Nascita | 501 circa |
| Morte | Ctesifonte, 579 |
| Dinastia | Sasanidi |
Cosroe I di Persia, ovvero Cosroe I Anoshakrawān (persiano: انوشگروان) o Anoshirvān (persiano: انوشیروان), ossia anima immortale (501 circa – Ctesifonte, 31 gennaio 579), è stato un sovrano persiano. Forse il più noto dei re della dinastia sasanide, regnò dal 531 al 579. Edificò città e palazzi, ripristinò vie commerciali, costruì o riparò ponti, canali e dighe. Durante l'ambizioso regno di Cosroe I l'arte e la scienza persiane fiorirono e l'impero sasanide raggiunse l'apice della potenza e della prosperità.
All'inizio del suo regno Cosroe concluse una pace eterna con l'imperatore bizantino Giustiniano, il quale voleva avere mano libera per la conquista dell'Africa e della Sicilia. I suoi successi contro i Goti e i Vandali provocarono però la reazione del sasanide e l'inizio di una guerra nel 540.
Cosroe invase la Siria e deportò gli abitanti di Antiochia in Persia, dove costruì per loro una nuova città nei pressi di Ctesifonte. Nei sette anni successivi combatté con successo in Lazica o Lazistan (l'antica Colchide) e in Mesopotamia, e i bizantini, guidati da Belisario, non poterono nulla contro di lui. Nel 545 fu concluso un armistizio e nel 562 fu firmato un trattato di pace cinquantennale col quale i persiani restituivano la Lazica ai Bizantini e si impegnavano a non perseguitare i cristiani, purché questi non facessero proseliti tra gli zoroastriani; Costantinopoli, da parte sua, doveva pagare un tributo alla Persia.
Nel frattempo, a est gli Eftaliti erano stati attaccati dai Turchi Göktürk. Cosroe diede manforte a questi ultimi e conquistò la Battriana, lasciando ai Turchi la Transoxiana. Molte delle tribù ribelli della regione vennero assoggettate. Intorno al 570 la dinastia dello Yemen, che era stata sottomessa dagli etiopi di Axum, chiese l'aiuto di Cosroe che inviò una flotta con un piccolo esercito agli ordini di Vahrez. Gli Etiopici furono scacciati e lo Yemen divenne territorio persiano fino alla conquista araba.
Nel 571 scoppiò una nuova guerra con Costantinopoli per il controllo dell'Armenia, durante la quale Cosroe invase la Siria (conquistando Dara) e la Cappadocia riportando un grande bottino. Cosroe morì nel 579 durante le trattative con l'imperatore Tiberio II, e gli succedette il figlio Ormisda IV.
Sebbene Cosroe, negli ultimi anni del regno paterno, estirpasse l'"eresia" della setta comunistica dei mazdakiti, e fosse un sincero seguace dell'"ortodossia" zoroastriana, non fu un fanatico e non era incline alle persecuzioni. Concesse tolleranza a tutte le confessioni cristiane, e quando uno dei suoi figli si convertì e si ribellò contro di lui e fu infine fatto prigioniero, non lo fece giustiziare e nemmeno punì i cristiani che lo avevano fiancheggiato.
Quando nel 529 Giustiniano I chiuse l'Accademia di Atene, ultimo centro del paganesimo dell'impero bizantino, Cosroe accolse gli ultimi sette maestri del neoplatonismo. Qui essi trovarono che il regno di Cosroe non corrispondeva al loro ideale platonico ed ottennero di ritornare in patria senza danno dopo la conclusione del trattato tra Cosroe e Giustiniano.
Cosroe introdusse un sistema più razionale di tassazione basato sulla proprietà fondiaria e cercò in ogni modo di incrementare la ricchezza e le entrate dell'impero. Ricostruì e migliorò le infrastrutture, favorì lo sviluppo della filosofia e della letteratura alle quali persino i suoi soldati si interessavano. Furono introdotti dall'India il gioco degli scacchi e numerosi libri che furono tradotti dal sanscrito in pahlavi. Burzoe (Bozorgmehr), ministro di Cosroe, tradusse il Panchatantra, che fu trasmesso poi attraverso gli Arabi anche all'Europa.
Cosroe I sposò la figlia del Gran Khan dei Turchi celesti Istämi yabghu, noto ai bizantini, con il nome di Silziboulos, con il quale aveva concluso un trattato[1]. Da ella ebbe il suo successore Ormisda IV, detto Turk-zâd.[2]
Sposò anche una cristiana di nome Eufemia, che egli lasciò libera di praticare la propria religione. Da Eufemia Cosroe ebbe il principe Nushzad, che nel 551 si ribellò contro il padre, ma fu graziato.
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